Natale e implicazioni psicologiche

Dott.ssa Eleonora De Gaetani

Natale e implicazioni psicologiche

Come ogni anno, dicembre vuol dire festività: regali, dolciumi, luci ed eventi di varia natura. Solitamente un periodo stressante, pieno di impegni e attese, desideri e disillusioni! C’è chi, poi, questo clima di festa proprio non lo digerisce e può sperimentare il cosiddetto holiday blues”, una deflessione dell’umore da festività natalizie.

Eccovi una breve rassegna di alcune situazioni tipicamente natalizie lette da un punto di vista psicologico.

1. A NATALE SI PUÓ FARE DI PIÙ

In prossimità delle feste, molte realtà: associazioni, servizi territoriali, negozi, attivano raccolte di beni per le persone più svantaggiate o bisognose. Alcuni di noi partecipano in maniera attiva, in nome dello spirito natalizio, altri sono meno sensibili a questo tipo di iniziative e anzi ne sono quasi infastiditi.

A dire di alcune ricerche, spendere il proprio denaro per aiutare persone più bisognose ci rende molto più felici rispetto a spendere la stessa somma per noi stessi.Uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology che ha coinvolto soggetti provenienti da 136 nazioni, ricchi e poveri, ha mostrato che coloro che avevano donato del denaro in beneficenza durante il mese precedente riportavano un maggior benessere rispetto a coloro che non l’avevano fatto. Addirittura i ricercatori hanno stimato che l’effetto di azioni di beneficenza sul benessere è approssimativamente uguale al raddoppiamento del proprio reddito. Direi che psicologicamente, dare è davvero meglio che ricevere!

2. ATTESE E DELUSIONI

Il Natale è attesa: l’avvento, il susseguirsi delle finestrelle numerate che regalano cioccolatini, la novena. Tutti riti che educano alla pazienza e all’attesa. In questo periodo di “tutto e subito”, direi che per i più piccoli è un ottimo allenamento. Naturalmente ci confrontiamo anche con i desideri, con ciò che vorremmo ricevere come dono e quindi chiediamo al caro Babbo Natale. Raramente accade ai bambini, ma spesso accade agli adulti: restare delusi!

Un team di studiosi guidato da Andong Cheng dell’università americana PennState ha presentato un sondaggio secondo cui le persone stanno diventando sempre più selettive sui regali che desiderano: su 7.466 avventori del ‘Black Friday’, il 39% degli intervistati ha definito ‘schizzinoso’ il destinatario dell’acquisto. Pertanto chi sceglie il regalo risulta meno motivato, e in alcuni casi addirittura rinuncia ad acquistare il regalo stesso. Secondo la ricerca, ci sarebbe inoltre un lato positivo nell’essere molto ‘choosy’: preferendo acquistare l’ articolo specificatamente richiesto, abbandonando quindi l’effetto sorpresa!In questo modo il rischio delusione si azzera, con benefici per entrambe le parti.

Infine, vi consiglio il regalo giusto: un’esperienza! Gli studi rivelano infatti che regali ‘spirituali’ : un viaggio, un corso, etc hanno prodotto miglioramenti nel rapporto interpersonale fra due persone rispetto a doni materiali. Scegliete quindi di donare, a grandi e piccini: un emozione, un momento di crescita, un qualcosa che possa durare nel tempo!

3. L’HOLIDAY BLUES: la depressione delle feste

Le ricerche dimostrano che una persona su due durante il periodo natalizio si sente più triste, vuota, e vive momenti di angoscia apparentemente irrazionale. Questo fenomeno è molto diffuso, è una forma di depressione che può durare da alcuni giorni a qualche settimana. A volte amplifica una tristezza che già ci appartiene, ma che abbiamo ignorato o respinto. Di solito tende a scomparire al termine delle festività e delle vacanze, con il rientro ai ritmi della vita di sempre.

Inevitabilmente si fanno più forti la sensazione di solitudine, il bisogno dell’altro, la mancanza ed il ricordo di persone significative. In alcuni casi potrebbero ritornare in mente perdite di affetti importanti, la fine di una relazione, lutti recenti o passati. Il ritmo lavorativo diminuisce e così c’è più tempo per pensare, più momenti vuoti difficilmente riempibili. Si passa più tempo anche con la propria famiglia e, se ci sono questioni irrisolte, potrebbero tornare a galla (questo vale soprattutto per le persone che vivono lontano). Il Natale è anche tempo di bilanci emotivi: qualcuno potrebbe confrontarsi con ciò che vorrebbe, ma non è riuscito a fare, altri potrebbero valutare se si sentono soli, se la relazione con il partner è stabile e gratificante. Per altri, invece, potrebbe trattarsi solamente di sintomi “stagionali”. Sono sintomi che colpiscono maggiormente le persone sensibili, che non tollerano il freddo, il buio e la riduzione delle ore di luce.

Si può quindi affermare che, seppur il Natale non sia assolutamente un fattore di rischio per l’esordio di malattie dell’umore, è comunque un periodo che amplifica i sintomi già preesistenti di malessere, tristezza e ansia.

La notizia positiva riguarda il fatto che le festività non sono infinite, pertanto il “quadro clinico” potrebbe rientrare nella normalità con il ritorno alla routine quotidiana. La notizia negativa invece rimarca il fatto che i sintomi scompaiono, ma le cause restano, quindi quale miglior proposito per il nuovo anno, se non quello di affrontare vecchi fantasmi e solite paure!

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