Una vita sospesa

Dott.ssa Eleonora De Gaetani

Una vita sospesa

Sono giorni difficili, su ogni fronte, da tutti i punti di vista. La vita di tutti ha subito un fermo ineguagliabile e scorre sospesa, in stand by da quello che ogni giorno ci condizionava e ci affliggeva, dai ruoli precostituiti che parlavano di noi, per noi!

Un’insegnante che non si reca a scuola , non parla a suoi studenti, non è più un insegnante. Un barman che non è dietro il suo bancone non è più un barman etc etc. In questo momento non siamo più, siamo tutti denudati dal riconoscimento dovuto al “faccio e dunque sono”.

Negli ultimi giorni, in collaborazione con la protezione civile, offro il mio supporto professionale in maniera gratuita, e le richieste d’aiuto che giungono mi hanno portato a riflettere sulle cause di così tanta paura e ansia, che sappiamo essere solo il sintomo di un disagio profondo e radicato nel tempo.

Molti di noi si trovano a dover affrontare una sfida identitaria, a riscoprire forse mancanze e assenze, perchè spogli dei nostri ruoli professionali, per forza maggiore ci si sofferma ad analizzare i nostri ruoli sociali. IO Eleonora de Gaetani, non sono più la Dottoressa, non mi reco in studio e non vedo pazienti, non sono colei che aiuta; di me non resta che la  Donna, la madre, la moglie, l’amica… ; ma che donna sono? , che amica sono? 

Ecco che questi quesiti stanno immobilizzando il fluire psicologico normale che fino ad oggi si è nascosto dietro il funzionamento delle doverizzazzioni e della produttività. Fino ad oggi l’autoefficacia ( la considerazione personale riguardante la capacità del fare) ha nascosto molti sintomi e stati d’animo di insoddisfazione. Ci siamo nascosti dietro il compenso economico, dietro il riconoscimento di posizione , dietro il guadagno che ci permetteva di comprare uno status sociale: la macchina, il bel vestito, la borsa firmata. Tutti oggetti che ad oggi non servono. Tutte cose che ad oggi nessuno ricorderà di noi e non ci saranno d’aiuto. 

Quanti invece potranno dire con certezza di sentirsi bene anche così, di sentirsi bene in casa, a stretto contatto con la persona che hanno scelto per condividere la propria vita? Chi si riconosce nella madre o padre  che avrebbe voluto essere, chi nella persona, nei sentimenti e nei sogni che avrebbe voluto realizzare?

Perché l’ideale di quello che volevamo essere come persone è stato sostituito da come vorremmo gli altri ci vedessero?

Questa vita sospesa è la sospensione delle nostre identità, è il luogo e momento giusto per un esame di coscienza, per una riflessione profonda, per riappropriarci nuovamente dei nostri desideri più profondi. Non vi invito a fare liste per occupare questi giorni con attività banali che tra un mese non ci avranno portato a nulla se non ad avere una casa pulita. Non lancerò call sui social per cadere nuovamente nel tranello dell’apparenza, di una certificazione di presenza. Anche qui è chiuso: non ci sono e non sono, mi dispiace!

Al contempo chiediamoci chi siamo davvero, chiediamoci se i nostri comportamenti ci piacciono, chiediamoci se avremmo voluto un altro figlio, chiediamoci se siamo felici, se fino ad ora ci siamo resi felici. Facciamoci tante domande, e rispondiamo a  quelle vocine che troppo spesso abbiamo taciuto. Il vero spazio da mettere in ordine qui è l’anima: rimettiamo a posto i sogni, risistemiamoli in ordine di priorità, scegliamo i veri punti fondamentali ….. perché ripartiremo, ripartiremo insieme e saremo ancora più distratti, ma se oggi abbiamo coraggio, saremo tutti più veri e più autentici!

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
Quanto tempo è ormai passato e passerà!
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada,
Il domani come tutto se ne andrà:
Ti guardi nelle mani e stringi il vuoto,
Se guardi nelle tasche troverai
Gli spiccioli che ieri non avevi, ma
Il tempo andato non ritornerà….

– FRANCESCO GUCCINI – “Un altro giorno è andato”

– Immagine di copertina – Luigi Ghirri

Tags: , , , ,

2 risposte

  1. Alba De Filippis ha detto:

    Si, forse dopo riusciremo ad essere più veri, a mostrare e a ” mostrarci” quello che avremmo potuto o voluto essere ma solo se la spirale della frenesia, del tempo “occupato” per non guardarci dentro o intorno non ci risucchiera’. Se riusciremo ad essere solidali, a riappropriarci di un pensiero coraggioso e indipendente. Se. È una prova terribile e inattesa quella che la nostra società agiata, senza regole, tecnologica e connessa sta affrontando ma dobbiamo affrontarla con la voglia di superarla e con la fiducia che ci restituirà dei “noi” migliori, che non stringono tra le mani il vuoto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *