Cibo e quarantena: tra nutrizione ed emozioni

Dott.ssa Eleonora De Gaetani

Cibo e quarantena: tra nutrizione ed emozioni

Il cibo ha molteplici valenze: psicologiche, sociali e nutrizionali, le quali in questo periodo di quarantena si intrecciano fortemente. Per questo abbiamo deciso di apportare la nostra professionalità a quattro mani, insieme alla Dott.ssa Enrica Citignola Biologa Nutrizionista.

Gli alimenti stanno letteralmente invadendo le nostre giornate: alcuni continuano a cucinare, altri a mangiare. Le bacheche instagram sono invase da foto di manicaretti, ma soprattutto di dolci, e di pane fatto in casa, mentre dagli scaffali dei supermercati spariscono lievito e farina. Sono molteplici i gruppi social e virtuali che si nutrono in ogni senso di questa pratica. Tra i tanti, sarebbe impossibile citarli tutti, “Quanto basta… la cucina di Adry”su facebook, diretto da Adriana Manco è un gruppo in cui il buon umore e il sostegno morale si mescolano a ricette e profumi tradizionali, senza dimenticare il rispetto e i sentimenti primordiali che legano l’uomo alla produzione e all’imbandire la tavola. La stessa Adriana , a proposito del così tanto ricercato lievito madre, parla come di un atto d’amore, preservandone quasi la sacralità.

Il dover pensare a cosa cucinare, prepararlo, e via dicendo , aiuta a scandire il tempo. Un po’ come dire evitiamo di restare in pigiama tutto il giorno. Vestiamoci, trucchiamoci e diamo una forma a questo giorno. Prendendoci al contempo cura di noi. Perché una seconda funzione, sicuramente meno scontata, del cibo, è quella di cura, accudimento , di se stessi e degli altri. Quando si è in famiglia, preparare da mangiare significa prendersi cura degli altri, e significa conservare un senso di utilità. I pasti inoltre conservano il loro ruolo di momento di aggregazione, perché spesso siamo sì tutti in casa, ma ognuno per i fatti propri. Il rispolverare le ricette dell’infanzia , i piatti di famiglia preparati dalla mamma o dalla nonna è un modo per riscattare emozioni e ricordi piacevoli, che rendano sopportabile l’incertezza e l’attesa del momento. Si evince anche il bisogno primario di garantire la sopravvivenza; la sensazione di pericolo alimenta il meccanismo primordiale di procacciarsi il cibo: assaltare i supermercati o fare la scorta dei beni primari. In risposta allo stato di allerta e agitazione corporea, il rituale dell’impasto e del controllo nelle fasi della preparazione aiutano l’intero corpo a rilassarsi, in pratica diviene una risposta fisiologica alla situazione di allarme stessa.

Mangiare non può definirsi solo un atto meccanico fine a se stesso, ma quando mangiamo dobbiamo ricordarci che stiamo nutrendo il nostro corpo, che quello che introduciamo potrebbe rappresentare per noi, la vita, o una lenta intossicazione. In questi giorni in cui abbiamo tanto tempo libero, possiamo dedicarci di più alla cucina, è bellissimo che si sia ritornati a fare pane, pasta e dolci in casa, questo fa si che ci nutriamo di alimenti privi di coloranti e conservanti, alcune volte troppo salati. Tuttavia, il rischio di ingrassare è dietro l’angolo, ed è rappresentato dalla foga di fare, soprattutto di fare cose golose che possano piacere a tutta la famiglia.

Allora come possiamo scampare a questo rischio? Una buona strategia è quella di programmare i pasti scrivendo su un foglio un prospetto della settimana, a partire dalla prima colazione che può variare ogni giorno, in questo modo si eviterà di cucinare pasti che molto spesso sono dettati dalla fame e dalla voglia del momento,  pasti calorici o un unico piatto troppo abbondante. La seconda strategia è  proprio quella di cucinare varie pietanze e non un’unica pietanza. Questa seconda strategia è importantissima in quanto vi permetterà di introdurre tutti i nutrienti necessari, cosa che  non avviene solitamente quando si cucina solo un unico piatto. Il consiglio è quello di diminuire le porzioni e mangiare più cose, sopratutto di introdurre ad ogni pasto principale verdure ed ortaggi, in fin dei conti se abbiamo più tempo per cucinare dolci, lo dovremmo avere anche per cucinare le verdure. Approfittatene per cucinarle in modo più gustoso per i vostri figli, cucinatele, pulitele e lavatele con loro, fatevi aiutare dai bambini, fategli manipolare il cibo, sopratutto ciò che non mangiano, li aiuterà a prendere confidenza con questi alimenti. Vi potete anche dedicare ad un solo tipo di alimento o verdura che il bambino non ama particolarmente e per diversi giorni cucinarla insieme a lui in modi diversi, vedrete che in un modo o nell’altro gli piacerà.

Tra le nuove abitudini legate alla quarantena, c’è anche quella di costruirsi un piccolo orto in casa per passare il tempo, questo è un buon compromesso tra cibo sano, privo di veleni, a km 0 e l’attività fisica. Non avete un appezzamento di terreno per costruirvi un piccolo orto? Non importa, potrete coltivare tantissime piante in vaso come per esempio piante aromatiche, di pomodoro o peperoncino e molte altre. Anche questa è un’attività che potete fare con i vostri figli e saranno certamente contenti di vedere qualcosa che hanno seminato , che ha poi preso vita ed è cresciuta proprio come loro e grazie a loro.

Non possiamo infine dimenticare alcune categorie particolarmente esposte alle difficoltà di questa situazione. I single, ad esempio. Per chi è solo è certamente più dura. Chi ama cucinare può essere avvantaggiato, mentre chi è abituato a mangiar fuori o a scaldare surgelati dovrebbe guardare alla cucina come a un’attività terapeutica, per darsi valore e puntare al benessere non solo fisico , ma anche psicologico. Non è difficile immaginare in un periodo di noia, ritrovarsi a mangiucchiare di continuo,sgranocchiando alimenti non propriamente salutari tipo patatine e biscotti. Il cibo in questo caso diventa un riempimento, lo strumento con cui cerchiamo di colmare la sensazione di vuoto che si avverte. Fare strappi alle sane abitudini e ad una corretta alimentazione diviene un modo per non pensare; puntando sugli alimenti che silenziano le nostre emozioni negative e soprattutto assecondando la necessità di perdere il controllo. Molti “cibi spazzatura” procurano una scarica di serotonina e dopamina, ormoni del piacere, che tendono ad  avere un breve effetto, producendo comunque un circolo vizioso  tra richiesta e appagamento.

Sarebbe opportuno riscoprire invece un piacere sano, dato dal gusto di prodotti di qualità e dalle scelte personali: mangiare qualcosa che ci piace, sorseggiare un buon bicchiere di vino. Nutrirsi di bellezza, in un mondo che appare oscuro e minaccioso.

DOTT.ssa Citignola Enrica -Biologa Nutrizionista – UGENTO (LE) Cell: 328.8246429

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4 risposte

  1. Rosanna ha detto:

    Argomenti interessanti grazie a tutti

  2. Mariluce Pizzolante ha detto:

    Concordo pienamente sulla valenza emotiva ed affettiva del cibo e, in un periodo in cui i bambini sono a casa, la preparazione dei piatti potrebbe essere un compito di realtà molto utile nel manipolare, contare, classificare,esporre le proprie esperienze.
    Rivalutare lo Slow Food, la cucina tradizionale, la convivialità ha, sicuramente, non solo rinforzato le nostre radici, ma il senso di nucleo familiare.
    Un articolo molto bello, questo, che esprime sentimenti e vissuti comuni.
    Buona giornata.

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