La dipendenza affettiva

Dott.ssa Eleonora De Gaetani

La dipendenza affettiva

Sempre più persone, soprattutto donne, giungono in terapia per relazioni ingombranti e  prive di una ragion d’essere. Di solito , chiedono aiuto, quando si ritrovano in un vero e proprio vortice di dipendenza, prive di lucidità e consapevolezza sulle proprie scelte e sulle proprie azioni. Questo stato di malessere riconduce a una dipendenza affettiva.

Vediamo di cosa si tratta ….

Fenichel (1945) descrive gli amore-dipendenti riferendosi a persone che necessitano dell’amore come del cibo o della droga. Per Janiri e De Risio (2002) la dipendenza affettiva è una condizione mentale tipica del nostro tempo, in cui la precarietà delle istituzioni relazionali tende a selezionare stili di attaccamento ambivalenti o conflittuali e a favorire la formazione di legami affettivi incostanti e deboli. Galimberti (2006) parla di “una modalità relazionale in cui un soggetto si rivolge continuamente agli altri per essere aiutato, guidato, sostenuto. L’individuo dipendente […] fonda la propria autostima sull’approvazione e la rassicurazione altrui ed è incapace di prendere decisioni senza un incoraggiamento esterno”.

La dipendenza affettiva è definibile come uno stato patologico in cui la relazione di coppia è vissuta come condizione unica, indispensabile e necessaria per la propria esistenza.

All’altro viene attribuita un’ importanza tale da annullare se stessi e non ascoltare i propri bisogni e quelli di chi ci sta vicino. Inoltre  tale meccanismo viene reiterato per evitare di affrontare la paura più grande: la rottura della relazione, perdere cioè quella persona. È una condizione relazionale negativa, caratterizzata da assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva, che tende a creare malessere psicologico e/o fisico.

Nei soggetti dipendenti si ripete la minaccia di cedimento e disgregazione, da cui prendono avvio tutti i meccanismi di difesa che si mettono in atto.  Sono persone schive e inibite, che se sole si sentono indifese; vivono nel terrore di essere abbandonate e sono sconvolte quando una relazione finisce. Per farsi ben volere sono disposte a fare cose spiacevoli e degradanti e, pur di stare nell’orbita dell’altro, possono accettare situazioni intollerabili (Lingiardi, 2005).

I soggetti dipendenti provano un senso di vuoto esistenziale che prende origine dalle prime relazioni affettive, di solito quelle con le figure di riferimento,  a cui consegue un pervasivo senso di impotenza. Spesso mi viene riferito di non sentirsi padroni della propria vita fino in fondo. Di aver vissuto decisioni e aver accettato passivamente le scelte altrui. Un mio paziente ha descritto molto bene questa idea dicendomi:

mi è sempre sembrato di recitare in un film, ovviamente una sceneggiatura che non ho deciso io.

Cosa sono le dipendenze?

Le dipendenze senza sostanze vengono denominate «nuove dipendenze» o «new addictions» e definiscono una condotta individuale caratterizzata da costrizione e obbligatorietà a dipendere da qualcosa o qualcuno che non è una sostanza chimica esterna all’individuo, ma un oggetto o una persona con la quale si stabilisce una condizione psicologica di esclusività di legame, in grado di modificare temporaneamente lo stato di sofferenza psichica.

Le new addictions non hanno ancora una connotazione patologica riconosciuta, mentre il disturbo di personalità dipendente è caratterizzato da una necessità pervasiva ed eccessiva di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in svariati contesti, come indicato da 5 (o più) dei seguenti elementi:

  •  ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere una eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni da parte degli altri.
  •  ha bisogno che altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita.
  •  ha difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere supporto o approvazione.
  •  ha difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose autonomamente (per una mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità, piuttosto che per mancanza di motivazione o di energia).
  •  può giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri, fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli.
  •  si sente a disagio o indifeso/a quando è solo/a a causa dell’esagerato timore di essere incapace di prendersi cura di sé.
  •  quando termina una relazione intima, cerca con urgenza un’altra relazione come fonte di accudimento e di supporto.
  •  si preoccupa in modo non realistico di essere lasciato/a a prendersi cura di sé.

Secondo Giddens (1995) il quadro clinico della dipendenza affettiva presenta specifiche caratteristiche in comune con le altre forme di dipendenza:

  • l’ebbrezza nella relazione con il partner, una sensazione che diviene indispensabile per stare bene;
  • la dose – il soggetto cerca sempre più tempo da spendere insieme al partner.

La persona, quindi,  sente di esistere solo quando c’è l’Altro e non riesce a controllare il proprio comportamento. Ciò comporta una riduzione della lucidità e della capacità critica, che a sua volta crea vergogna e rimorso.  Si potrebbe parlare di diverse emozioni coinvolte: (paura della solitudine, paura ossessiva di perdere la persona amata, di essere abbandonata, della fine della relazione) ;Vergogna, Rimorso, Senso di Colpa ma anche Rabbia e Aggressività .

Il dipendente affettivo in genere occupa una posizione inferiore “one down” nel rapporto di coppia; esiste tuttavia anche la dipendenza affettiva dominante, in cui il/la dipendente affettivo assume il ruolo “one up”, che gli consente di controllare il rapporto pur mantenendo le caratteristiche descritte.

Chiaramente la relazione, così stabilita e caratterizzata, non può essere una relazione sana. Dopo un primo momento idilliaco, sopraggiungono inevitabilmente i primi segnali d’allarme. E’ fondamentale rivolgersi ad un professionista che possa in primis comprenderne le dinamiche e fornire gli strumenti necessari per superare e sradicare questo atteggiamento. Se così non fosse il/la dipendente sono destinati a ripetere inevitabilmente gli stessi errori e ad essere vittima degli stessi  schemi relazionali, non riuscendo quindi a stabilire una relazione affettiva serena, soddisfacente e appagante.

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