Il disturbo ADHD

Dott.ssa Eleonora De Gaetani

Il disturbo ADHD

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Esso include difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività (iperattività). Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno NON è un problema dovuto alla cattiveria o svogliatezza del bambino o il risultato di un ritardo cognitivo.

Si stima che l’ADHD interessi l’8-11% dei bambini in età scolare con un’incidenza doppia nei maschi rispetto alle femmine. Molte manifestazioni del disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività sono spesso rilevate prima dei 4 anni e regolarmente prima dei 12 anni, ma possono non influire in modo significativo sul rendimento scolastico e sui rapporti sociali fino all’età scolare media.

Il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività era denominato in precedenza disturbo da deficit dell’attenzione (Attention Deficit Disorder, ADD). Tuttavia, il frequente riscontro di iperattività nei bambini affetti, che è davvero un’amplificazione fisica del deficit dell’attenzione e dell’impulsività, ha portato a un cambiamento della terminologia in uso.

Esistono tre forme di ADHD

  • Inattenzione
  • Iperattività/impulsività
  • Una combinazione delle due forme

Cause e manifestazioni

Per il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività non è nota alcuna causa specifica, tuttavia sono spesso presenti fattori genetici (ereditari). Alcuni altri fattori di rischio sono basso peso alla nascita (inferiore a 1500 grammi), lesioni craniche, infezioni cerebrali, carenza di ferro, esposizione a piombo, nonché ad alcol, tabacco o cocaina, prima della nascita. A livello biochimico, è stata riscontrata un’associazione tra iperattività e il trasmettitore della dopamina. A livello  neuroanatomico le localizzazioni sembrano relative alle aree frontali, prefrontali , il nucleo caudato e il globo pallido che sembrano avere dimensioni inferiori rispetto alla norma. A livello funzionale queste caratteristiche neurobiologiche si traducono in deficit nel comportamento inibitorio, nella regolazione delle emozioni , nel mantenimento dell’attenzione e nella pianificazione ed esecuzione delle azioni motorie .

L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino. Il bambino stesso, nel tempo, rinuncia a praticare diverse attività, sentendosi incapace , con conseguente compromissione dell’autostima. Inoltre subentra un comportamento auto isolante e una difficoltà nella capacità di relazionarsi con gli altri. Gli ADHD infatti hanno difficoltà nel cogliere o decodificare i classici codici non verbali. Di conseguenza si sviluppa un  comportamento negativista o provocatorio, emozioni negative come rabbia e senso di colpa , e uno stile etero attributivo ( vengono ricercate all’esterno da sé le cause dei propri errori). Di fatto, la persistenza dei sintomi mostrano una concomitanza con il disturbo della condotta e il disturbo antisociale della personalità. Il 35% ha un superamento dei sintomi in età adulta.

Sicuramente i genitori sono abituati a vedere come le altre persone reagiscono al comportamento del bambino iperattivo: all’inizio, gli estranei tendono ad ignorare il comportamento irrequieto, le frequenti interruzioni durante i discorsi degli adulti e l’infrazione alle comuni regole sociali. Di fronte alle ripetute manifestazioni dell’assenza di controllo comportamentale del bambino, queste persone tentano di porre loro stesse un freno all’eccessiva “esuberanza”, non riuscendoci, concludono che il bambino sia intenzionalmente maleducato e distruttivo. Forse i genitori sono anche abituati alle conclusioni a cui gli estranei giungono, come ad esempio:

«I problemi di quel bambino sono dovuti al modo in cui è stato educato; sarebbe necessaria una maggiore disciplina, maggiori limitazioni e anche qualche bella punizione. I suoi genitori sono incapaci, incuranti, eccessivamente tolleranti e permissivi, e quel bambino è il frutto della loro inefficienza».

Leggendo queste poche righe, i genitori si renderanno conto che, se da un lato diventa necessario fare qualcosa per gestire il comportamento di questi bambini, è anche vero, d’altro canto, che diventa urgente far capire agli altri adulti quale sia la reale natura del problema dell’iperattività. E’ necessario che tutte le persone, che interagiscono con i bambini con ADHD, sappiamo vedere e capire le motivazioni delle manifestazioni comportamentali di questi ragazzini, mettendo da parte le assurde e ingiustificate spiegazioni volte ad accusare e ferire i loro genitori, già tanto preoccupati e stressati per questa situazione.

Innanzitutto è necessario scoprire se il bambino in questione  abbia veramente un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) oppure se sia semplicemente irrequieto e con la testa tra le nuvole. Nessuna persona, che non sia uno specialista (ad esempio, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile), si deve sentire autorizzata a decidere se quel bambino presenta o meno un ADHD. È opportuno pertanto  eseguire una accurata e mirata valutazione.

Quali possono essere le procedure di trattamento?

  • ETA’ PRESCOLARE: già in questo periodo si può fare un’ ipotesi diagnostica di ADHD, e pertanto l’intervento più appropriato sembra essere il Parent training (rivolto cioè ai genitori, in quanto figure di riferimento );
  • ETA’ SCOLARE: precisamente fino alla 3 classe della scuola primaria, l’ intervento è di Parent training  e di Teacher Training  rivolto alle insegnanti ( NON è riferito all’insegnante di sostegno, che per i bambini ADHD non è prevista), inoltre sarebbe opportuno seguire un percorso di tutoraggio per lo svolgimento dei compiti e la piena applicazione del PDP (piano didattico personalizzato);
  • DOPO LA 3 CLASSE DELLA SCUOLA PRIMARIA è necessario integrare al lavoro sulla famiglia e sulla scuola, quello diretto sul bambino e finalizzato a favorire le sue competenze auto – regolative (relative sia all’attenzione, al comportamento e alle abilità sociali), si rende pertanto necessario un percorso neuropsicologico.
  • PER GLI ADOLESCENTI  l’intervento sarà multimodale ( educativo, sociale, neuropsicologico etc).

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